Materia
prima: latte intero.
Tecnologia di lavorazione:
si porta il latte a circa 30 gradi, aggiungendovi caglio
liquido di vitello. Coagula in circa 60 minuti. Dopo
la rottura della cagliata (a dimensione di fette più
o meno grosse) la massa viene estratta a mezzo tele,
fatta spurgare e sistemata nelle forme. Dopo qualche
giorno viene tolta dagli stampi e depositata su strati
di paglia o stuoie. La salatura si effettua a secco,
con sale fino per circa 6 giorni. Matura in 10-15 giorni.
Resa 15%.
Stagionatura:
fino a 20 giorni al massimo.
Caratteristiche
del prodotto finito: altezza cm. 5 circa; diametro
o lato: cm. 20-25; peso: variabile; forma: tonda o quadrata;
crosta: assente o leggerissima, ricoperta di piccola
muffa bianca; pasta: molle, grassa, cremosa, bianca,
dal profumo delicato.
Area di produzione:
in via di restrizione, data la concorrenza del prodotto
industriale (vedi Crescenza). Notevole fama riscuotono
ancora i prodotti di Nesso (Co) e della Valle dei Campelli
(Bg).
Calendario di produzione:
tutto l'anno; in genere è migliore quello prodotto
in estate.
Note: in
origine questo formaggio veniva prodotto con latte di
vacche stanche (stracche, in dialetto) perché
debilitate da ore di cammino, quando in autunno venivano
trasferite dai pascoli delle valli bergamasche al piano.
Secondo altri autori ad essere stracco sarebbe stato
non l'animale ma il latte ottenuto utilizzando l'erba
delle "marcite" tipiche della pianura lombarda.
Un tempo nel Bresciano si produceva anche lo Stracchino
detto "di due panne" perché arricchito
della crema d'affioramento della mungitura serale precedente.
La tecnologia di lavorazione era però molto simile
a quella del Quartirolo e della Crescenza.
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